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                          Il nostro approccio nella terapia psicologica

avvertenza: chiedendo venia della ridondanza, teniamo a precisare che quanto di seguito riportato espone le idee-guida accomunanti quella parte di associati che svolgono le professioni di psicologo e/o psicoterapeuta, comunque ciascuno per proprio conto nelle sedi della propria attività professionale, indipendentemente dall’APRE che è un’associazione scientifico-culturale senza fini di lucro. Da quanto se ne potrà comunque evincere l’orientamento psicologico e la visione della persona che impernia ogni nostra attività.

 

Le idee guida

 

1. Il nostro mondo adulto ha le sue radici nell’infanzia e la dimensione in cui risiede l’interezza della verità su noi stessi è quella inconscia. Pertanto il mondo inconscio (individuale e collettivo) va “analizzato” per essere compreso e vissuto emotivamente: affinché tutto (o quasi) possa essere nella dimensione conscia, ottenendo una feconda elaborazione dell’ambivalenza nella dinamica tra amore, odio e riparazione. Per ciò ci rifacciamo precipuamente (ma non solamente) all’orientamento psicoanalitico connotato dalla “Teoria delle Relazioni Oggettuali”, che ha i suoi maggiori rappresentati in: M. Klein, D. W. Winnicott, W. Bion e di tutti i loro seguaci (E. Erikson per l’intervento psico-educativo, S. Foulkes per la gruppoanalisi, J. Mc Dougall per le “neo-sessualità, L. A. Chiozza per la psicosomatica). Ciò non toglie che siamo criticamente e filobaticamente aperti agli apporti di altri orientamenti psicologici come di seguito indicato.

Secondo la nostra prospettiva la persona nasce con caratteristiche uniche e irripetibili; l’ambiente in cui si sviluppa la personalità provoca involontariamente distorsioni spesso dolorose che impediscono l‘espressione del Vero Sé impossibilitandola ad una vita libera, felice, creativa e all’insegna della gratitudine. La psicoterapia sarà efficace quando rispetta l'originalità individuale e riporta la persona su se stessa, lontano dalle sabbie mobili dei legami obbligati e conflittuali che la invischiano in coazioni e copioni disfunzionali e distruttivi; ciò fatto si ristabilirà il libero fluire delle emozioni e delle realtà rimosse nell’inconscio, così da: a) tornare a far essere l’Io “padrone in casa propria”; b) riuscire ad integrare gli aspetti amorevoli e aggressivi delle rappresentazioni del Sé e dell’oggetto; c) acquisire la capacità progettuale e la “vis” creativa.

 

2. Noi non crediamo che la psiche sia riducibile al cervello: anzi riteniamo che, al contrario, il cervello e molti altri organi del corpo siano gli strumenti espressivi della psiche: in un rapporto come pianoforte-pianista (la psiche appunto); ammettendone pur certo l’influenza reciproca data l’interazione costante e l’unità psico-fisica dell’essere umano, da cui l’importanza che diamo all’espressione somatica nel nostro approccio.

Riteniamo anzi essere delle persone disturbate psicologicamente e sciocchi scientisti coloro che pensano il contrario, come buona parte dei neuroscienziati e, purtroppo ancora alcuni tra cosiddetti “psichiatri” (che dovrebbero definirsi “encefalografi”) del nostro secolo e che reputano l’eziopatogenesi del malessere psichico come problema celebrale. Ma andassero a…Super-Quark o a Porta a Porta a vendere le loro millanterie! A supporto invece della nostra posizione del tutto contraria a quella di costoro, troviamo proprio il più importante neuroscienziato, premio Nobel per la neurobiologia molecolare John C. Eccles, che ha dimostrato come i presupposti sui quali la neurofisiologia moderna fonda le proprie conclusioni vanno radicalmente ripensati, in quanto errati. Non solo, ma le più recenti ricerche empiriche in campo neurofisiologico, condotte, tra gli altri, da E. R. Kandel, hanno dimostrato che una psicoterapia psicoanalitica sortisce, tra gli altri, i seguenti effetti: aumentare il numero e delle connessioni sinaptiche e la modulazione dei neurotrasmettitori, modificando così in modo sostanziale positivo la struttura stessa del cervello; incrementa il numero stesso delle cellule celebrali provocandone la nascita di nuove. Ciò non riesce a farlo, in modo perdurante e sostanziale, nessuna psicofarmacoterapia. Ci si permetta di far notare che la Psicoanalisi lo sosteneva già da cento anni, in cui ha dovuto subire le ingiurie di sciocchi “encefalografi” pseudo-illuministi. Ciò non toglie che, al contrario, molti psichiatri hanno invece sempre ritenuto quanto esposto: e, guarda caso, sono tra i più eminenti, riconosciuti tali per l’efficacia della loro opera clinica. Ricordiamo che gli stessi Freud e Jung, “rinnegando” la loro formazione medico-fisiologistica, hanno reputato miglior analisti e terapeuti i “non-medici” anche perché privi dei pregiudizi di cui sopra. Tra i contemporanei italiani ricordiamo chi si è battuto in tal senso, inserendo, unico in Italia, la Psicoanalisi e la Gruppoanalisi a livello accademico: il Prof. L. Ancona, nostro maestro.

La personalità quindi, l’esperienza irripetibile del proprio Sé che sperimentiamo fin dall’infanzia, NON è il prodotto dell’attività celebrale, ma, al contrario, è il vero motore, la causa (e non l’effetto) della complessa catena di reazioni chimiche ed elettriche che formano il supporto materiale del Sé (che Eccles chiama “Io”) della Psiche insomma, che, quindi si dimostra incontrovertibilmente essere un principio spirituale, alla guida delle azioni dell’uomo e della strutturazione celebrale (che ne è effetto).

Ciò posto, quindi riteniamo che non sia la farmacoterapia (che, in taluni casi, rimane pur rimedio supportivo, facilitante il lavoro psicoterapeutico e la condotta sociale, ma affatto risolutivo) ma sia piuttosto la psicoterapia a portare veri cambiamenti a lungo termine funzionali e strutturali anche del cervello (a loro volta in rapporto con cambiamenti nell’espressione di geni specifici). È ormai certificato dagli studi medico-psicologici scientifici internazionali che molte tra le più importanti patologie somatiche (ivi compreso il cancro) avendo un’eziopatogenesi anche di natura psichica, siano prevenibili o comunque meglio guaribili anche attraverso la terapia psicoanaliticamente orientata.

Ci si permetta pertanto l’invito, sperando di non esser fraintesi, a diffidare tanto dei “guru” dell’ambito pseudo-mistico ed esoterico, tanto dei “guru” dell’ambito neuro-farmacologico. La Psicoanalisi è una scienza speciale con la sua peculiarità e i suoi percorsi formativi (per essere un terapeuta di orientamento psicoanalitico occorrono più di dieci anni di formazione scientifico-sanitaria intensiva e specifica). La serietà e l’efficacia della pratica psicoanalitica è riconosciuta per i risultati ineccepibili della sua centenaria pratica clinica, sulla quale è stato sviluppato il solido impianto teorico aperto all’apporto delle altre discipline per continue integrazioni ed evoluzioni.

 

Il metodo di lavoro

 

Si parte generalmente da apposita diagnosi dinamico-strutturale attraverso colloqui clinici di valutazione, che privilegiano l’“ascolto psicoanalitico” e quindi la relazione tra soggetto e psicoterapeuta, integrati con l’uso di tests proiettivi (Rorscharch, TAT, vari tests grafici).

A seguito dell’orientamento psicodiagnostico vengono fatte due tipi di scelta: quella della tecnica e quella del setting.

La scelta della tecnica dipende essenzialmente dalla richiesta e dalla necessità dettata dal sintomo.

La scelta del setting, individuale o di gruppo, dipende principalmente dal tipo di personalità di base che emerge dalla diagnosi del soggetto. Si ritiene infatti che la soddisfazione e l’equilibrio siano nel vivere secondo la propria tendenza naturale alle relazioni. La nostra metodologia d’intervento è andata maturando nel corso delle esperienze personali dei componenti della nostra associazione provenienti da differenti formazioni e modelli di riferimento teorico-clinici, pur sempre nell’ambito della psicologia “psicodinamica”.

Il costante confronto di esperienze cliniche ci ha mostrato come ogni approccio psicoterapeutico coglie una parte dell’unica verità globale sul mistero più insondabile nell’universo: la psiche umana e la psiche di ogni specifico unico individuo. La Psicoanalisi freudiana classica (psicologia dell’Io e delle pulsioni) e in particolar modo quella cosiddetta delle Relazioni Oggettuali è risultata quella più capace di indicare la struttura dinamica della psiche, fornendo una preziosa indicazione diagnostica ed ermeneutica attraverso la quale lo psicologo clinico imposta il progetto, le mete, la monitorizzazione della relazione nel processo terapeutico; indispensabile poi è il lavoro con l’inconscio, orizzonte di senso di ogni vera psicoterapia, la scoperta del quale avverrà attraverso le seguenti metodologie: la fondamentale analisi dei sogni, delle libere associazioni, del transfert, delle difese e delle resistenze, delle coazioni a ripetere; lì dove per “analisi” non s’intende un interpretazione “selvaggia” fine a se stessa, ma un processo relazionale per rivivere emotivamente i vissuti conflittuali e i desideri/bisogni inespressi, così da “sciogliere i nodi” patologizzanti.

Tuttavia, per rispondere alla domanda terapeutica del paziente del terzo millennio, occorrono apporti metodologici integrati messi a punto anche da altri orientamenti della psicologia del profondo: proficue si mostrano perciò alcune “tecniche” della Gestalt-Terapia, che a noi sembrano, in certi momenti del processo, congrue con l’orientamento psicoanalitico; interessante poi è l’utilizzo del corpo per l‘espressione dell’emozione, messo in evidenza dallo Psicodramma e dalla Bioenergetica; così come importante si è rivela il modello ridecisionale dell’Analisi Transazionale, utile sia nella fase iniziale per stabilire un alleanza e focalizzare gli obiettivi, che in quella finale del processo terapeutico in termini prospettici per la riorganizzazione della personalità.

In taluni casi poi, e solo ad un certo punto della terapia individuale, si potrà proporre un trattamento bi-modale: individuale e di gruppo. Nelle sedute di gruppo a conduzione psicodinamica si ha lo sviluppo di un forte ed immediato contatto, che eliminando le razionalizzazioni, conduce direttamente alle emozioni. Per il nostro approccio ciò che avviene sia nel setting individuale che di gruppo nel “qui e ora” è riedizione di qualcosa che riguarda le relazioni oggettuali del mondo interno proprio e unico costituitosi nei primi anni di vita. Cosicché affinché avvenga il cambiamento terapeutico occorre che il paziente si riappropri, sia attraverso un processo di coscientizzazione dell’inconscio, sia rivivendo ed elaborando nell’attualità della relazione terapeutica, di tale mondo interno. A tal fine cerchiamo di integrare anche l’Arte-terapia e l’Analisi Immaginativa: nella convinzione che l’immaginario ha peraltro il ruolo di presentazione del rimosso e della dinamica tra gli oggetti interni stratificati nell’inconscio, dal momento che esso è fortemente pregno degli affetti che hanno caratterizzato le relazioni del bambino con i genitori e con l’ambiente, contribuendo in maniera fondamentale alla formazione della personalità e del carattere. Il “setting” a nostro parere efficace va calibrato relativamente alla singola persona, rispetto al suo specifico disagio o disturbo psicologico e alla fase della sua vita: può essere individuale o gruppale.

Il nostro pertanto può definirsi un approccio psicodinamico integrato nel senso che siamo “filobaticamente” aperti alla ricerca e all’innovazione in psicoterapia analitica, ma rimaniamo comunque solidamente ancorati al modello psicoanalitico delle relazioni oggettuali che rimane il cardine del nostro modo si essere psicologi e psicoterapeuti.

 

                                                                                                             Il Presidente dell’APRE

                                                                                                             Dott. R. Filippo Pergola

 

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Autore: R. Filippo Pergola
Webmaster: Roberto Peron