Istituto di Prevenzione

 

La nostra associazione propone sia corsi di aggiornamento (di sensibilizzazione psicoanalitica-psicodinamica) sia gruppi in funzione analitica (per la supervisione della relazione educativa scolastica, al fine di una maggior gratificazione ed  efficacia, elaborando il proprio vissuto inconscio “portato dentro” al rapporto educativo). Di seguito ci spieghiamo meglio.

È disponibile una brochure come schema dei progetti d’intervento nelle scuole

Per qualsiasi ulteriore informazione sui corsi e gruppi di confronto, discussione o analitici, richieste di consulenza, o quant’altro, si prega di contattare il coordinatore d’area Dr. Filippo Pergola (cliccare sul nome per telefoni ed e-mail).

 

Il buon educatore che prenda sul serio il proprio compito ci rivolge la domanda: cosa possiamo fare per i nostri educandi? Noi non crediamo siano sufficienti delle ricette e dei consigli, anche se certo sono necessari come base. Occorre che gli educatori in genere possano accorgersi di ciò che gli è accaduto in passato nella loro infanzia, fanciullezza e adolescenza; facendo rilevare dei nessi e informando mediante immagini capaci di agire sui sentimenti, occorre far riscoprire loro il bambino che è presente in ogni adulto. Finché all’adulto (ora educatore, attivo in una professione di aiuto, politico,…) non è consentito di prendere consapevolezza piena del proprio vissuto da educando, una parte della sua vita affettiva rimarrà ‘congelata’ e di conseguenza è attutita la sua sensibilità per le mortificazioni cui si sottopongono le persone di cui attualmente si dovrebbe prendere cura. Non si potrà sviluppare la fondamentale comprensione ed empatia.

              La scuola è, insieme con la famiglia, l'ecosistema più importante per gli adolescenti. Il luogo dove essi trascorrono almeno metà della loro vita e dove si incontrano con uno dei compiti evolutivi della loro età: quello di ricoprire con successo il ruolo sociale di studente. Ciò ne fa un ambito in cui gli adolescenti esprimono il loro disagio ma anche le loro richieste di aiuto al mondo degli adulti.

              Oggi gli studenti sono diversi da quelli di ieri. Sono giovani cresciuti in un clima familiare caratterizzato da bassa conflittualità e blandamente frustrante, al centro delle attenzioni di genitori, nonni e zii. Abituati ad obbedire per amore piuttosto che per paura delle sanzioni e in nome di regole che hanno conosciuto e condiviso. Dunque, impreparati a riconoscere e ad utilizzare per crescere le differenze di generazione e di competenza. Studenti, tuttavia, sempre meno disposti ad essere considerati semplicemente allievi e convinti, invece, di dover essere riconosciuti come soggetti dotati di una propria personalità, impegnati in un processo di crescita non necessariamente lineare e prevedibile. Le loro richieste di aiuto non sempre si esprimono direttamente, mascherandosi piuttosto dietro atteggiamenti di indifferenza, noia, disagio e malessere che, se non sono compresi, suscitano negli insegnanti stanchezza e sfiducia. Le buone risorse personali non bastano quando ci si trova di fronte a richieste frammentarie e contraddittorie. Gli studenti si attendono che il professore sia obiettivo e imparziale di fronte alla classe ma anche personalmente coinvolto nei loro individuali problemi. Dal canto loro, le famiglie demandano alla scuola la funzione normativa dell'educazione e poi non sopportano che il figlio sia soggetto a limitazioni e sanzioni. Così, negli ultimi anni  la dimensione conflittuale e contestataria dell'adolescente a scuola ha lasciato progressivamente il passo alla dimensione della demotivazione scolastica. I ragazzi tendono a dimettersi dal ruolo di studente e ad assumere, anche in ambito scolastico, esclusivamente i panni dell'adolescente, vivendo la scuola soprattutto come luogo di socializzazione tra coetanei.   Di fronte alle difficoltà dei giovani cresce il disagio degli insegnanti. Svalutati dai ragazzi nel loro ruolo, chiamati piuttosto a vestire le sembianze di seconde mamme o papà, visti criticamente anche dalle famiglie e dalla società nel suo complesso gli insegnanti, ci sembra, si sentono spesso abbandonati ed isolati anche nella stessa scuola di appartenenza. I consigli di classe, ad esempio, sarebbero strumenti utili per individuare una linea comune e scambiarsi informazioni importanti ma talvolta diventano semplici “riti burocratici”.

Attraverso “setting” individuale (consulenza personale) e gruppale (come i gruppi “Balint” o il “Social dreaming”) i nostri soci propongono un tipo di consulenza psicologica che mira ad aprire ciascun educatore al proprio mondo interno, ai propri rimossi conflitti, desideri, bisogni, favorendo così l’accesso alle proprie, inevitabili, sofferenze, che in tal modo possono essere elaborate e “riparate” : in tal modo si diverrà capaci di corrispondere nel modo più gratificante ed efficace alle problematiche di cui sopra. Così ognuno può divenire empatico, libero, creativo e capace di una proficua azione educativa.

            

 

 

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