Istituto di prevenzione

 

La nostra associazione propone sia corsi di aggiornamento (di sensibilizzazione psicoanalitica-psicodinamica sulle varie tappe dello sviluppo dal bambino al giovane adulto e sul ruolo genitoriale) sia gruppi in funzione analitica (per la supervisione della relazione educativa intra-familiare, al fine di una maggior gratificazione ed  efficacia, elaborando il proprio vissuto inconscio “portato dentro” al più difficile delle relazioni/professioni, quella di genitore).

Per qualsiasi informazione sui corsi e gruppi di confronto, discussione o analitici, richieste di consulenza, o quant’altro, si prega di contattare il coordinatore d’area Dr. Filippo Pergola (cliccare sul nome per telefoni ed e-mail).

Molte persone, soprattutto gli "adulti di riferimento", ci telefonano non solo per inviarci i loro ragazzi in crisi o in difficoltà o per ricevere una consulenza o attivare un progetto "terapeutico", ma anche per chiederci come si parla con un figlio aggressivo o chiuso, come si fa a ricostruire o costruire un legame interrotto bruscamente, come si costruisce un percorso di cura del proprio figlio/figlia che magari ha problemi nell’alimentazione, di non riuscita negli studi, di orientamento scolastico e professionale, di identità di genere. Ci fanno domande e ci pongono questioni e ci fanno capire che, prima di arrivare all'eventuale "cura" specialistica, psicoterapeutica o psico-educativa, occorre capire loro stessi cos'è l'adolescenza, ricordando la propria e confrontandola con quella dei propri figli.
Occorre quindi riflettere, orientarsi, prendere le misure, uscire da schemi precostituiti e luoghi comuni.

Essere genitori oggi, in una famiglia e in un mondo che cambiano sempre più rapidamente è difficile. Lo è tanto di più essere genitori di adolescenti o di giovani adulti: quando nella famiglia alla crisi adolescenziale del figlio si somma la "crisi di mezza età" degli adulti e la necessità di dare nuovi orizzonti e obiettivi alla coppia dei partners. Il buon genitore e qualsiasi altro tipo di educatore che prenda sul serio il proprio compito ci rivolge la domanda: cosa possiamo fare per i nostri figli? Coloro che s’improvvisano psicologi o pedagoghi ritengono basti una logorrea di consigli, un corso o leggere un buon libro pieno di saggi consigli.

Noi non crediamo siano sufficienti delle ricette e dei consigli, anche se certo sono necessari come base.  Occorre che i genitori possano accorgersi di ciò che gli è accaduto in passato nella loro infanzia, fanciullezza e adolescenza; facendo rilevare dei nessi e informando mediante immagini capaci di agire sui sentimenti, occorre far riscoprire loro il bambino che è presente in ogni adulto. Finché all’adulto non è consentito di prendere consapevolezza piena del proprio vissuto da educando, una parte della sua vita affettiva rimarrà ‘congelata’ e di conseguenza è attutita la sua sensibilità per le mortificazioni cui si sottopongono le persone di cui attualmente si dovrebbe prendere cura. Non si potrà sviluppare la fondamentale comprensione ed empatia.

Senza empatia non possono fare uso proficuo delle loro conoscenze specifiche, a prescindere da quanto del loro tempo essi dedichino ai pazienti. Ciò vale ugualmente per il disorientamento di quei genitori che nonostante anche il possibile elevato grado d’istruzione e il molto tempo a disposizione, non riusciranno mai a comprendere i loro figli, finché siano costretti a tenere a distanza, sul piano emotivo, le sofferenze patite nella propria infanzia. Al contrario è invece possibile che una madre che lavora riesca in certi casi a comprendere in pochi secondi la situazione di suo figlio, se dentro di sé è aperta e libera a riguardo del suo mondo interno, al suo vissuto emotivo riguardo al suo essere stata figlia.

Attraverso “setting” individuale (consulenza personale) e gruppale (come i gruppi “Balint” o il “Social dreaming”) i nostri soci propongono un tipo di consulenza psicologica che mira ad aprire ciascun genitore e/o educatore al proprio mondo interno, ai propri rimossi conflitti, desideri, bisogni, favorendo così l’accesso alle proprie, inevitabili, sofferenze, che in tal modo possono essere elaborate e “riparate”. Così ognuno può divenire empatico, libero, creativo e capace di una proficua e gratificante azione educativa.

Chi, come noi, incontra quotidianamente sia gli uni che gli altri si accorge che oggi le famiglie, specialmente in una grande città come Roma, sono sempre più isolate. Non si tratta solo del passaggio dalla famiglia allargata (quella dove vivevano insieme nonni, zii e nipoti e dove era possibile "usare" psicologicamente diversi modelli di riferimento) alla famiglia nucleare. Vi è anche una più generale disgregazione del tessuto sociale:  parallelamente alla crisi di vocazioni tendono a scomparire gli oratori parrocchiali dove molti di noi hanno passato l’infanzia; le scuole sono apparentemente più autonome ma in realtà abbandonate a se stesse, con conseguente crisi degli insegnanti. Persino gli scout vivono un difficile momento di transizione fra vecchi e nuovi modelli educativi.
Nei momenti difficili, ci dicono i genitori di adolescenti, non si sa a chi rivolgersi. Anche la numerosa platea di professionisti presenti sul mercato incute spesso timore: è difficile orientarsi fra tante diverse specializzazioni, anche loro spesso isolate le une dalle altre.
In questo contesto ci sembra importante fare un piccolo passo per offrire uno spazio di riflessione e di ascolto ai genitori e alle famiglie degli adolescenti.

 

(*)       lampada “Kokoro”, di Ingo Maurer (collezione privata)

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