International Journal of Psychoanalysis and Education

psicoanalisi e gruppoanalisi applicata alla relazione educativa e ai suoi processi e contesti socio-culturali

ISSN  2035-4630          [Iscrizione al Tribunale di Roma n° 142/09 del 4 maggio 2009]           organo ufficiale dell'A.P.R.E

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Direttore:  R. Filippo Pergola

 

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Direttore Responsabile:  Mario Macciò.

 

              L’I.J.P.E. è una rivista scientifica in cui vengono pubblicati saggi, studi e ricerche sia di ambito clinico che di rassegna suddivisi in cinque sezioni: genitorialità (psicoanalisi della gestazione e della maternità, funzione paterna, processi transgenerazionali, ecc.); scuola (aspetti emotivo-affettivi inconsci tra allievo-docente-istituzione scolastica nei processi di insegnamento e apprendimento, dinamiche di gruppo in funzione analitica, ecc.);  clinica (psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza, condotte a rischio, disturbi di personalità, supervisione analitica per gli educatori); cultura e società (analisi delle organizzazioni lavorative e delle istituzioni socio-politiche, economiche e religiose, delle specifiche culture e società, della produzione artistica, etnopsicoanalisi e transculturalità, ecc.);  recensioni.

              I nostri scopi sono: far progredire la scienza psicoanalitica applicata all’analisi della relazione e dei processi in tutti i contesti educativi (istituzioni sociali, economiche, politiche, religiose e culturali) anche al fine di contribuire a guidarne l’organizzazione; favorire una formazione psicodinamica di tutti coloro che operano in tali contesti, come responsabili e operatori implicati in tale relazione.

             Ci anima la convinzione che anche attraverso una rivista di psicoanalisi applicata si possa contribuire a percorsi di  prevenzione e/o recupero di diverse psicopatologie e malesseri psico-sociali. Il non tener conto dell’inconscio disturba sempre la relazione, non solo quella terapeutica: l’effetto lesivo di questa omissione è particolarmente evidente nelle relazioni di aiuto ed in quelle educative. Pertanto è uno strumento “in-formativo” QQsssindirizzato a qualsiasi tipo di educatore e a operatori nell’area assistenziale sociale, sanitaria, politica e giuridica animati dall’intento di prevenire e/o recuperare lo svantaggio psicologico e psico-sociale dei destinatari della propria azione educativa. Crediamo che la prospettiva psicoanalitica sia una via privilegiata per la reale “coltivazione” di se stessi: capace di condurre alla profonda conoscenza del proprio “mondo interno” proprio e altrui, al “senso della vita”, a quella “con-versione” (nel senso etimologico di “vedere le cose da un altro punto di vista”) a seguito della scoperta del Vero, del Bene e quindi del Bello. È una splendida avventura “trasformativa” di navigazione nell’inconscio alla scoperta del mistero più grande: se stessi! E questo è un cammino fondamentale affinché qualsiasi azione educativa sia efficace, non patologizzante, ma capace di “generare” persone libere e creative.

Il tutto dovrebbe offrire delle indicazioni per compiere “la Seconda navigazione”. La metafora la riprendiamo da Platone, che la usa nel “Fedone”, a sua volta mutuandola dal linguaggio marinaresco (in cui l’espressione designa quella navigazione che si fa in assenza di vento e che quindi è più faticosa perché bisogna metter mano ai remi): con ciò il filosofo greco voleva indicare quell’esperienza di conoscenza che porta a cogliere la verità che rende liberi e felici in modo perdurante, all’eudaimonia. Per farsi intendere meglio sull’intero processo, Platone racconta nel suo “De Repubblica” il “Mito della Caverna” che di seguito parafraso.

      Immaginiamo che degli uomini vivano in una caverna che abbia l’ingresso aperto verso la luce per tutta la sua larghezza, con un lungo andito d’accesso; poniamo ora che gli abitanti di questa caverna siano legati alle gambe e al collo in modo che non possano girarsi e che quindi possano guardare unicamente verso il fondo della caverna medesima. Immaginiamo poi che appena fuori dalla caverna vi sia un muricciolo ad altezza d’uomo e che dietro questo (e quindi interamente ricoperti dal muricciolo) si muovano degli uomini che portano sulle spalle delle statue lavorate in pietra e in legno, raffiguranti tutti i generi di cose. Immaginiamo, ancora, che dietro questi uomini arda un grande fuoco e che, in alto, splenda il sole. Infine immaginiamo che la caverna abbia una eco e che degli uomini che passano al di là del muro parlino, in modo che dal fondo della caverna le loro voci rimbalzino per effetto dell’eco. Ebbene, se così fosse, quei prigionieri non potrebbero vedere altro che le ombre delle statuette che si proiettano sul fondo della caverna e udrebbero l’eco delle voci: ma essi crederebbero, non avendo mai visto altro, che quelle ombre fossero la vera e unica realtà e crederebbero anche che le voci dell’eco fossero le voci prodotte da quelle ombre.

   Ora, supponiamo che uno di questi prigionieri riesca a sciogliersi con fatica dai ceppi: costui con fatica riuscirebbe ad abituarsi alla nuova visione che gli apparirebbe; e, abituandosi, vedrebbe le statuette muoversi al di sopra del muro, così capirebbe che quelle sono ben più vere di quelle cose che prima vedeva e che ora gli appaiono come ombre. E supponiamo che qualcuno tragga il nostro prigioniero fuori della caverna e al d là del muro: egli resterebbe abbagliato prima dalla gran luce e poi, abituandosi, vedrebbe le cose stesse e; da ultimo, andando più avanti, trovato un lago, vedrebbe riflessa nello specchio d’acqua la luce del sole; infine alzando lo sguardo, ormai pronto, vedrebbe il sole in sé, e capirebbe che questa sono le realtà vere e che il sole è causa di tutte le altre cose visibili.

Il mito esposto ha per Platone varie letture, di cui a me preme sottolinearne due:

-                     il cammino di “con-versione gnoseologica” (cioè conoscitiva), che indica il passaggio da una conoscenza “fasullizzante” al vedere le cose come sono in sé, al di là delle apparenze, per giungere a cogliere come le “cose” sono in verità, così liberando se stesso;

-                     l’impegno socio-politico: cioè la necessità etica, una volta fatta tale esperienza, di impegnarsi a liberare gli altri dai ceppi, contribuendo al cambiamento del mondo intorno a noi.

Alcuni dei contenuti che troverete saranno scomodi, occasione di “scandalo” e non sempre facilmente accettabili: d’altronde in tutte le culture e religioni si trovano scritti che evidenziano quanto difficilmente la “luce” che rende consapevoli di come le “cose” stanno veramente viene accettata e come invece si preferiscano le “tenebre” della rimozione nell’inconscio, l’abitudinarietà di restare imprigionati nella “caverna”, continuando a credere che le “ombre” siano la verità. Spesso, tanto quanto li desideriamo, tanto quanto abbiamo paura della libertà e dell’amore. È un metodo faticoso, quello della “seconda navigazione”, ma ne vale la pena per la ricchezza che otterremo e perciò siamo certi troverete la lettura dei nostri articoli gradevole e proficua.

Sperando con ciò di essere utili compagni di cammino nel proprio percorso di vita personale, auguriamo buona lettura e...

                                     buon Viaggio attraverso la “seconda navigazione”!

                                                    Il Direttore

                                                    Dr. R. Filippo Pergola

 

(*)  nell’immagine: “La nave Argo e gli Argonauti”, di G. De Chirico, 1961 (in collezione presso l’IRI)

 

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