Editoriale  -  Focus  -  Il caso  -  Bussola  -  Psicopompo  -  Pozzo  -  Recensioni  -  Cinema  -  In mostra

 

glossario

 

avvertenza

Le “voci” che seguono hanno valore solo indicativo e, come estreme sintesi, non colgono affatto né la pluridimensionalità di ogni aspetto trattato, né la completezza di prospettiva: infatti in nessun’altra scienza come nella Psicoanalisi l’attualità della ricerca clinica costringe spesso a riconsiderare alcune concettualizzazioni, pur rimanendo fermi gli assunti fondamentali. Ecco, come tale va ritenuto questo glossario: una rassegna degli assunti, fondamentali, quanto parziali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Complesso edipico

Freud deduce dall’analisi di molti pazienti che a livello inconscio (e quasi mai del tutto, se non per nulla, consapevolmente) ognuno ha vissuto intorno al terzo anno di vita un desiderio di far coppia con il genitore del sesso opposto e di “eliminare” il rivale dello stesso sesso. Il processo evolve come segue.

La parte dell'Io;  cui viene data la denominazione di ideale dell'Io, o Super-io; , ha un rapporto meno stretto con la coscienza; . Il tramutarsi di una scelta oggettuale erotica in un'alterazione dell'Io è un mezzo con cui l'Io controlla l'Es; . La trasformazione della libido;  narcisistica implica una rinuncia alle mete sessuali. Dietro l'ideale dell'Io si cela la prima e più importante identificazione dell'individuo, quella con il padre;  della propria personale pre-istoria. Il risolversi del complesso edipico;  in un'identificazione con il padre o con la madre sembra dunque dipendere, per entrambi i sessi, dall'intensità relativa delle due impostazioni sessuali. Si può dunque supporre che l'esito più comune della fase sessuale dominata dal complesso edipico sia il costituirsi nell'Io di un lascito di queste due identificazioni, quella con il padre e quella con la madre, in qualche modo fra loro congiunte. Questa alterazione dell'Io conserva la sua posizione particolare contrapponendosi al restante contenuto dell'Io come ideale dell'Io, o Super-io. Il Super-io non è però soltanto un residuo delle prime scelte oggettuali dell'Es; ha anche il significato di una potente formazione reattiva nei confronti di quelle scelte. L'ideale dell'Io è l'erede del complesso edipico, e costituisce pertanto l'espressione dei più potenti impulsi e degli sviluppi libidici più importanti dell'Es. È facile mostrare che l'ideale dell'Io risponde a tutti i requisiti che gli uomini si aspettano di trovare nell'essere superiore [cfr. Freud S., L’Io e l’Es, 1922].

   Per completezza diciamo che M. Klein situa la strutturazione del processo detto “complesso edipico” prima del terzo anno di vita, connotandolo di implicazioni non erotiche (cosa che, concordando con Freud, avviene anche per lei solo successivamente). Per la Klein riguarda, inizialmente, dinamiche ambivalenti (cioè di amore e odio nel contempo) nella relazione con l’oggetto primario (la madre generalmente) in ogni caso [cfr. Klein M., La psicoanalisi dei bambini, 1961].

 

 

Eros e Thanatos

Bisogna distinguere due specie di pulsioni, una delle quali, quella costituita dalle pulsioni sessuali o Eros, è di gran lunga la più appariscente e la più facile da individuare. Essa comprende non soltanto la vera e propria pulsione sessuale disinibita, nonché i moti pulsionali inibiti nella meta e sublimati che da essa derivano, ma anche la pulsione di autoconservazione. La seconda specie di pulsioni è costituita dalle pulsioni di morte. In seguito all'aggregazione di organismi elementari unicellulari in organismi viventi pluricellulari, la pulsione di morte della singola cellula viene neutralizzata e, per mezzo di un organo particolare, gli impulsi distruttivi vengono stornati. La componente sadica della pulsione sessuale costituisce un esempio classico di impasto pulsionale adeguato allo scopo; nel sadismo resosi autonomo come perversione ravvisiamo invece un modello di disimpasto pulsionale. L'odio è invariabilmente l'accompagnatore dell'amore;  (ambivalenza), precorre l'amore nelle relazioni fra gli uomini. Sembra plausibile che l'energia certamente operante nell'Io;  e nell'Es; , spostabile e indifferenziata, provenga dalla scorta di libido;  narcisistica, e sia dunque Eros desessualizzato. Questa libido spostabile lavora al servizio del principio di piacere;  al fine di evitare gli ingorghi e facilitare le scariche. Se l'energia spostabile è libido desessualizzata, può anche essere definita energia sublimata. Con la trasformazione di libido erotica in libido dell'Io è naturalmente connessa una rinuncia alle mete sessuali, o desessualizzazione [cfr. Freud S., Il disagio della civiltà, 1931].

 

 

Inconscio

L’inconscio, all’inizio inteso metaforicamente come un “luogo” è successivamente, a tutt’oggi, inteso come una qualità di gran parte di quelle rappresentazioni psichiche (idee, desideri, sentimenti, fantasie, trame immaginarie, relazioni con gli oggetti d’amore e odio, ma anche fantasie primarie,…) che non sono presenti a livello cosciente (cioè che non si sentono, provano, pensano, ricordano). Figurandoci la psiche come un grande iceberg, si pensi che la coscienza ne rappresenta solo la punta, cioè la piccola parte che si vede emergente dal mare, mentre la gran parte dei contenuti della nostra psiche sarebbe la parte nascosta sotto il mare, a livello inconscio appunto.

Molto semplificativamente: tali contenuti non possono divenire coscienti per la conflittualità e per diversi altri problemi che attiverebbero se lo diventassero, ma dato che le rappresentazioni inconsce premono per divenir coscienti, l’organismo psichico attiva, inconsciamente, vari meccanismi di difesa, atti a censurare e reprimere tali contenuti inconsci da una parte e rimuoverli dall’altra, in modo che non divengano coscienti.

Il mondo interno è il risultato dell’operazione della fantasia inconscia, per cui gli “oggetti” (cioè gli altri individui o surrogati con cui si ha relazione) sono introiettati e un complesso mondo interno viene costruito nell’Io, in cui gli oggetti interni sono sentiti in un rapporto dinamico tra loro e con l’Io.

Tuttavia ciò, anziché risolvere i problemi, ne crea di molto più gravi e complessi: ingenerando nevrosi e psicosi i cui sintomi rappresentano appunto l’espressione di tali contenuti inconsci in via indiretta. Quindi occorre “vivere coscientemente” tali contenuti in modo da elaborarli e risolvere eventuali nodi conflittuali. La “via regia” per prendere coscienza dei contenuti inconsci è l’analisi del sogno, ma essenziale si rivela anche l’analisi degli atti mancati, dei lapsus e soprattutto del transfert, cioè di quella specifica relazione con lo psicologo durante un percorso terapeutico in cui si mettono in scena, ri-editandoli, tutto il complesso delle relazioni con gli oggetti primari (madre e padre o chi ne ha fatto le veci in primo luogo) e con le parti del Sé.

 

 

Invidia

Per la Klein il ricevere affetto (latte) fonda la dimensione della vita facendo sentire il seno come buono e, per diretta conseguenza, anche se stesso buono: infatti quando il seno è sentito come buono, viene incorporato, assimilato a sé, diventa parte dell’Io del soggetto e questo si sente buono. Ma ciò può non verificarsi a causa di varie vicissitudini. In tal caso il seno viene sentito come fonte di minaccia e di persecuzione, invece che di soddisfazione: la morte prevale sulla vita; il soggetto incorpora un seno cattivo che lo fa sentire cattivo.. in ciò la fonte dell’invidia. Attraverso precise complicazioni, il soggetto aliena da sé le parti cattive, proiettandole all’esterno al fine di tentare di ricostruire un propria bontà, in un modo che si rivelerà peraltro fallimentare. Infatti la cattiveria proiettata sul seno lo rende ancora più cattivo, svuotando al contempo il soggetto delle parti che ha alienato con la proiezione; così il soggetto, impoverito, ha ancora più bisogno di soddisfazioni e il seno, incattivito, viene sentito ancora più insoddisfacente, indisposto a dare latte (affetto). L’ira del soggetto diventa allora massiva: niente di buono può più venire riconosciuto a quel seno, che non dà latte (affetto) in quanto lo tiene tutto per sé; e anche se ne dà, ciò viene misconosciuto, negato, nel senso che viene sentito come un niente, rispetto a quanto potrebbe dare: quindi quel seno merita di essere distrutto. Questa è l’invidia: un processo che per definizione dirime la possibilità di essere grati, perché o non si è ricevuto niente o quel che si è ricevuto è deteriorato; e che soprattutto mira a danneggiare gli oggetti. Invidiare significa infatti guardare ogni cosa come se fosse cattiva, quindi attaccare e distruggere; e ciò quanto più essa è buona , in quanto vissuta come un forziere pieno di beni che non è disposto ad elargire (cfr. Klein, 1957, 12-33).

 

 

Puer aeternus

Con il simbolo dell’“Eterno Fanciullo” si vuole indicare la condizione di colui che vuole rifuggire da una Madre-Grembo soffocante, da un “genitore divorante”, per il quale tale figlio diviene necessario, il suo “prolungamento”, un “oggetto compensatorio” di una vita, generalmente, vuota e di un’identità fallita. Una madre di questo tipo tenderebbe a scindere la spontaneità fisica virile del figlio, per poterlo trattenere il più a lungo possibile legato a sé. Il figlio non può avere altri: lei, la madre, è la sua sposa. Perciò, inconsapevolmente, tale madre attua una sorta di “castrazione” del figlio, disincentivando qualsiasi manifestazione di spontaneità, indipendenza; di conseguenza la virilità del bambino man mano si separa dall’Io, inficiando la forza dell’Io, che risulterà dipendente, oggetto nelle mani della madre: un Puer Aeternus (cfr. Jung, 1949, 323-342.

 

 

 

torna su

 

 

 

Autore: R. Filippo Pergola
Webmaster: Roberto Peron